Valle dei Templi (Agrigento)

Valle dei Templi

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0 min
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Biglietto intero: € 12

Biglietto ridotto: € 7 *

(SOLO VALLE DEI TEMPLI)

*Il biglietto ridotto è valido per i cittadini di età compresa tra i 18 e i 25 anni della comunità europea

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Da lunedì a domenica:
09:00 – 19:00

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    Racchiusa tra Rupe Atenea, Colle di Girgenti, Collina dei Templi e bagnata dai fiumi Akragas e Hypsas, emerge in tutto il suo splendore la città di Akragas. I resti, ancora in parte visibili, della cinta muraria lunga 12 km e delle sue 9 porte d’accesso parlano chiaramente di un incredibile sviluppo edilizio tra la metà del VI e la fine del V secolo a.C. Prima della sua distruzione da parte dei Cartaginesi nel 406 a.C., la città assunse enormi dimensioni durante le tirannidi di Falaride e di Terone fino al periodo democratico, in cui spiccò la figura del filosofo Empedocle. Si presentò nuovamente un periodo florido dopo l’avvento di Timoleonte alla fine del III secolo a.C. Nel 210 a.C., invece, venne conquistata dai Romani durante le guerre puniche che le diedero il nome di  Agrigentum. Vengono attribuiti al periodo romano almeno due tempietti, il teatro, il bouleuterion, il Quartiere Ellenistico Romano e tutto l’assetto urbanistico che ha come punto di riferimento il poggio di San Nicola, proprio dove oggi si trova il Museo Archeologico. Gli abitanti della nuova città si dedicarono alle attività di estrazione, raffinazione e commercio dello zolfo sfruttando il porto di San Leone. La collina su cui sorge la Valle dei Templi fu popolata fino alla conquista musulmana, fra l’829 e l’840 d.C., dopo il periodo cristiano di cui sono testimonianze la necropoli e i vicoli sotterranei. La Valle dei Templi venne utilizzata per produzioni agricole e artigianali come le officine ceramiche, documentate da alcune fornaci, mentre la nuova città Girgenti (dall’arabo Gergent o Kerkent) si sviluppò sulla collina dove oggi troviamo la città moderna di Agrigento.

    Con la visita alla Valle dei Templi e’ possibile accedere al sito archeologico più famoso di Agrigento, riconosciuto come Patrimonio mondiale Unesco dal 1998.

    Il tempio di Giunone, che si trova sulla parte rocciosa più alta della Valle, è attribuibile al V secolo a.C. e forse restaurato in epoca romana, prima dei più moderni restauri. Il tempio ha un basamento di quattro gradini, sei colonne che poggiano sul suo lato breve e tredici sul lungo. All’interno si suddivide in atrio di ingresso, cella e vano posteriore. Ci sono tracce sui muri delle celle di un presunto incendio forse provocato durante la conquista cartaginese del 406 a.C. Il suo nome e l’attribuzione alla divinità deriva da una errata interpretazione di un passo dello scrittore romano Plinio Il Vecchio che si riferiva, in realtà, al tempio di Giunone sul promontorio Lacinio a Crotone.

    Il tempio della Concordia è uno dei templi in miglior stato di conservazione del periodo greco e si può ammirare durante la visita alla Valle dei Templi. Proprio come il tempio di Giunone, viene ricondotto alla seconda metà del V secolo a.C. e si sviluppa su un basamento di quattro gradini su cui poggiano sei colonne sul lato corto e tredici sul lato lungo. All’interno si suddivide in atrio di ingresso, cella e vano posteriore. Dodici arcate aperte nelle pareti della cella, attribuibili al periodo cristiano del tempio, hanno garantito un’ottima conservazione. Intorno al VI secolo d.C. il tempio venne appunto trasformato in chiesa cristiana quando il vescovo Gregorio consacrò il tempio ai Santi Apostoli Pietro e Paolo dopo averne scacciato i demoni Eber e Raps. L’attribuzione del nome deriva da un’iscrizione latina, appartenente al I secolo d.C. dedicata alla “Concordia degli Agrigentini” ma erroneamente collegata al tempio. La vera attribuzione è sconosciuta a causa dell’assenza di ritrovamenti archeologici.

    La Necropoli Paleocristiana, individuabile durante la visita alla Valle dei Templi tra il tempio di Giunone e il tempio di Ercole, è attribuibile al III e VI secolo d.C. Ci sono resti di arcosoli (nicchie ad arco) sia sui resti delle mura e della Necropoli a cielo aperto che conta circa 130 tombe a cassa trapezoidale e scavate nella roccia. La Grotta Fragapane, grande catacomba comunitaria, è costituita da corridoi (ambulacri), piccole camere sepolcrali (cubicoli) e rotonde (grandi camere sepolcrali), loculi e arcosoli sulle pareti e altre tombe sul pavimento. Sulla Via dei Sepolcri, che attraversa il cimitero in senso est-ovest, troviamo gli Ipogei a scopo funerario.

    A sinistra della Grotta Fragapane si trova la Necropoli Giambertoni costituita da tombe a cassa di pietra calcarea, sarcofagi scolpiti e di cui faceva anche parte la Tomba di Terone. La Necropoli è attribuibile al II – III secolo d.C. e si trova accanto la masseria di Casa Barbadoro, oggi aula didattica.

    La Tomba di Terone viene attribuita all’età tardo ellenistica e non è collegata all’omonimo tiranno di Akragas, infatti il nome è un’invenzione dei viaggiatori del Grand Tour. La Tomba è un edificio funerario e apparteneva alla Necropoli Giambertoni.

    Grazie a ritrovamenti letterari e archeologici, l’attribuzione ad Asclepio (dio greco della medicina, figlio di Apollo) è certa. Si trova nella Piana di San Gregorio, fuori dalla Valle dei Templi ed è già destinazione sacra nel VI secolo a.C. Rimangono del tempio i gradini del basamento e parte dell’elevato nord-ovest, di fronte alla rampa anche un accesso dove troviamo resti di un altare sacrificale. Nelle vicinanze si trovano resti di due portici colonnati, cisterne, una fontana ed edifici.

    Il Tempio di Ercole (Eracle nella cultura greca) è il più antico dei templi osservabile durante la visita della Valle dei Templi e la sua creazione viene attribuita al VI secolo a.C. Si presenta con un basamento a tre gradini su cui poggiavano sei colonne sui lati corti e quindici sui lati lunghi e con la presenza di un atrio di ingresso, cella e vano posteriore all’interno. Il tetto era decorato con teste leonine che fungevano da grondaie per l’acqua piovana. Troviamo dei resti dell’altare monumentale e di un piccolo tempio arcaico verso Est. La cella in epoca romana venne suddivisa in tre ambienti per la costruzione di un edificio di culto forse per l’adorazione di Asclepio. Ne è testimonianza una statua del dio di epoca romana rinvenuta proprio li durante gli scavi del 1835. L’attribuzione al dio viene da un passo di Cicerone che ricorda l’esistenza di un tempio dedicato ad Ercole presso l’Agorà.

    Durante la visita alla Valle dei Templi ci si imbatte nei resti del tempio di Giove, o Zeus per i Greci, che si estendono per un perimetro veramente incredibile: il tempio sembra essere stato uno dei più grandi del periodo classico. Diversi terremoti e agenti atmosferici hanno probabilmente danneggiato la struttura che poi venne utilizzata come cava sin dal Medioevo e per la costruzione del molo di Porto Empedocle. Scritti di Diodoro Siculo parlano di un inizio dei lavori per la costruzione del tempio subito dopo la battaglia di Himera, che vide la vittoria dei greci sui cartaginesi. Nel 406 a.C. i cartaginesi vinsero e il tempio non fu mai completato. L’edificio poggiava su una piattaforma rettangolare con basame nto a cinque gradini, di cui l’ultimo alto il doppio degli altri per dare slancio al tempio e isolarlo dall’ambiente circostante. Sette colonne sui lati brevi e quattordici sui lati lunghi si ergevano dalla piattaforma e tra le semicolonne su mensole alte circa undici metri si trovavano i Giganti (i Telamoni) che fingevano di sorreggere il tetto. La cella all’interno era priva di copertura, forse per l’incompiutezza del tempio stesso secondo Diodoro Siculo. Le fronti erano decorate a Est con sculture raffiguranti una lotta tra gli dei e i Giganti (Gigantomachia) e a Ovest con la presa di Troia (Iliupersis).

    Una delle bellezze che è possibile ammirare durante la visita alla Valle dei Templi è il tempio dei Dioscuri, di cui troviamo le quattro colonne sul lato nord-ovest ricostruite dalla Commissione dell’antichità della Sicilia fra il 1836 e il 1852, appartiene al V  secolo a.C. e presentava sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi con all’interno un atrio di ingresso, una cella e un vano posteriore. L’attribuzione ai Dioscuri è convenzionale e portata da un passo del poeta greco Pindaro che scrisse di un culto in onore dei Dioscuri proprio ad Akragas. È assai più probabile che il tempio fosse dedicato a Demetra e Persefone, le divinità titolari dell’intera area sacra. L’area circostante si considera dedicata alle divinità Ctonie con santuari, un piccolo tempio ed edifici di culto.

    Il Tempio di Vulcano, o Efesto in greco, si trova ad ovest del giardino della Kolymbetra e della struttura resta poco: tratti del basamento a quattro gradini e due colonne. Attribuibile al 430 a.C., la denominazione è una convenzione non supportata da ritrovamenti archeologici o altro. Si interpretò un brano di Solino che descriveva delle cerimonie religiose svolte presso un lago agrigentino non lontano dal colle di Vulcano.

    A pochi metri dal Tempio di Giove, a nord, troviamo gli unici resti di un edificio dedicato alle attività ginniche ed appartenente all’età augustea quindi ad Agrigentum. Ci sono resti di un portico per gli esercizi al coperto, di un altare monumentale per celebrare i riti connessi alla preparazione degli atleti, di una grande vasca. Sono state ritrovati anche due file di sedili, ciascuna divisa in due settori distinti dai braccioli, presumibilmente utilizzata per la corsa. Agli inizi del IV secolo d.C. questi spazi vengono sostituiti da tre edifici:  magazzini o mercati coperti. In età medievale l’area, divenuta ormai campagna, viene occupata da impianti artigianali. Ben conservati il pavimento realizzato nel VII secolo d.C. e le due fornaci per la produzione di ceramica dell’XI secolo d.C.

    Nel giugno del 2016, a sud del Quartiere Ellenistico Romano, fu ritrovato il teatro da tempo ricercato. Si suppone che nella parte settentrionale ed occidentale dovesse fondare su sostruzioni realizzate con un sistema di camere di forma trapezoidale che servivano a ricreare il pendio su cui erano sistemate le file dei gradini. In età medievale subì un saccheggio e rimangono oggi solo le strutture a livello di fondazione. Si suppone, dopo analisi geofisiche, che il settore della scena possa essere più conservato rispetto al resto e ci sarebbero affinità con i teatri di Solunto e di Segesta, costruiti nel II secolo a.C.

    L’Ekklesiasterion fu costruito tra il IV e il III secolo a.C. ed era il luogo in cui si riuniva l’assemblea dei cittadini. I resti, una porzione a forma di semicerchio della cavea con estremità prolungate e diciannove file di gradini concentrici, fanno pensare ad un originaria forma circolare. Troviamo inoltre un ambulacro e fori nella roccia per forse un portico in legno nella parte alta, una piattaforma per l’oratore nella parte bassa.

    Il Bouleuterion, costruito tra la fine del IV secolo e l’inizio del III secolo a.C., era la sala del consiglio dei rappresentanti del popolo. Con una struttura rettangolare, una cavea semicircolare aperta ad est e circondata da colonne, una gradinata composta da sei file di sedili e un portico con un cortile a est, fu trasformato in un edificio destinato agli esercizi di canto e manifestazioni artistico-culturali.

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    Giovanni
    Giovanni
    1 mese fa

    La Valle dei Templi è l’attrazione più importante di Agrigento. Parcheggiare è semplicissimo, basta andare al parcheggio riservato e lasciare la macchina lì. I biglietti possono essere acquistati online in modo anche da saltare la fila. Una volta arrivati, e consiglio al tramonto o la sera se si va d’estate, iniziate dal tempio di Giunone e soffermatevi sul panorama. Poi proseguite verso il tempio della Concordia guardando a destra e a sinistra le meraviglie del percorso. Consiglio sempre di soffermarsi sul tempio di Ercole e immergersi nella natura, sedersi e contemplare.